E’ necessario superare questo approccio superficiale al tema, comprendendo che i più comuni stereotipi sulla prevenzione sono in realtà dei ragionamenti fallaci.
1. l’idea che utilizzando il preservativo il sesso sia meno soddisfacente.
I preservativi sono commercializzati in vari modelli differenti per forma, dimensioni, spessore, affinché ciascuno possa trovare il preservativo più comodo e naturale. Inoltre, esistono in commercio preservativi stimolanti ideati appositamente per aumentare le sensazioni tattili nel rapporto. L’uso del lubrificante, oltre a proteggere il lattice dalle frizioni e prevenire le rotture, aumenta anche il piacere per entrambi i partner.
2. le malattie veneree non sono gravi, non serve preoccuparsi.
Al contrario, molte MST possono avere pericolose complicanze (infiammazioni croniche, perdite di funzionalità agli organi genitali, sterilità e morte). Nessuna malattia contratta sessualmente deve esser presa con leggerezza.
3. le malattie vengono contratte solo da certe categorie di persone, generalmente gli omosessuali, i tossicodipendenti e chi va con le prostitute.
Le statistiche smentiscono apertamente queste credenze: attualmente sono gli eterosessuali la categoria che rischia maggiormente di ammalarsi, mentre la popolazione omosessuale e i tossicodipendenti hanno costantemente ridotto la percentuale di persone infette; non sono poi i rapporti con prostitute ad essere veicoli di contagio, quanto ogni rapporto occasionale: chiunque abbia una vita sessuale intensa e promiscua è più a rischio. Gioca qui anche un insidioso stereotipo culturale: alcuni uomini che hanno rapporti con prostitute si proteggono identificando queste donne come categoria a rischio, mentre non utilizzano il preservativo quando hanno rapporti occasionali con donne conosciute in altri contesti. Lo stereotipo prevede che la prostituta sia infetta mentre la donna comune no; non viene preso in considerazione il fatto che tale donna possa avere una vita sessuale attiva quanto l’uomo e quindi essere esposta a simili rischi.4. la convinzione che il proprio partner sia sano basandosi su indicatori superficiali (aspetto pulito e in forma).
Chi ha contratto una malattia venerea spesso non ha un aspetto diverso da un individuo sano.
Queste false credenze fanno percepire i comportamenti a rischio come estranei e lontani da sé, come se non ci riguardassero e non ci fosse quindi neanche bisogno di informarsi.
In realtà è importante comprendere che non esistono categorie a rischio, ma comportamenti a rischio. L’ignoranza e il disinteresse sulle MST è il primo comportamento a rischio.




