Come hai saputo di essere sieropositivo?
Mi sono recato con un amico al centro MST Dermatologia “Patrizi” dell’Ospedale S. Orsola di Bologna per dei controlli e contestualmente ho deciso anche di fare il test HIV per togliermi il pensiero e stare più tranquillo. Dopo una settimana ho saputo l’esito positivo del test.
Cosa hai pensato quando hai letto l’esito del test?
Non l’ho letto ma è stata la dottoressa del laboratorio a comunicarmelo a voce. La prima reazione è stata di incredulità, non potevo crederci. E’ stato uno shock perché non me lo aspettavo. O meglio, sapevo di aver avuto rapporti a rischio ma non avrei mai pensato di poter contrarre il virus. Sentivo freddo, avevo i brividi e tremavo. Ho buttato per terra tutte le cose che avevo in mano e ho detto “basta, io me ne vado, non voglio ascoltare più nulla.” Ho pensato solo ed esclusivamente a me, che potevo morire perché ero completamente ignorante sull’argomento. Poi mi sono seduto e ho cominciato a piangere. La dottoressa mi ha portato con lei in uno stanzino per farmi calmare, ma in quel momento volevo solo morire. Mi sentivo in colpa per tutto, per me, per la mia famiglia e per tutte le persone che mi erano vicine. Ho fatto chiamare il mio amico che mi aveva accompagnato al centro MTS e mi sono buttato tra le sue braccia piangendo. E’ stato bruttissimo. Non è stata una situazione piacevole e non vorrei mai che si ripresentasse in futuro.
Come sono stati i giorni successivi alla notizia? Come li hai trascorsi?
Ho pensato solamente alla morte. Respiravo forte per alleggerire la tensione. Non accettavo l’idea di avere il virus per tutta la vita. Ho trascorso le giornate in casa piangendo nel letto e picchiandomi la testa. Il mio sguardo era sempre fisso nel vuoto. Vivevo con la speranza di svegliarmi e di sapere che era tutto un brutto incubo.
Sei riuscito a parlare con qualcuno? Come hanno reagito?
Il giorno stesso in cui ho saputo l’esito del test l’ho detto a due miei amici, che hanno solo pensato a me e a cercare di farmi stare bene. Mi sono stati vicino sempre. Anche ora, dato che la notizia è ancora fresca, cercano in tutti i modi di farmi pensare positivo e di darmi coraggio. Pochi giorni dopo ho deciso di dirlo a mio fratello e a mia cognata. Inizialmente hanno reagito malissimo. Io ero nella mia residenza universitaria e mi hanno solo detto di fare tutte le valigie che sarei dovuto tornare a casa. Con il senno di poi hanno capito quanto stessi soffrendo anche io e hanno fatto di tutto per accettare la mia condizione e starmi vicino.
Pensi di dirlo un giorno anche ai tuoi genitori?
Adesso come adesso penso che non gli dirò nulla. La loro risposta sarebbe sicuramente negativa, per non usare termini peggiori.
Pensi di aver capito come è avvenuto il contagio? Che tipo di rapporti non protetti hai avuto?
Ancora oggi mi chiedo come abbia potuto contrarre il virus. Ho avuto alcuni rapporti a rischio, un periodo della mia vita era caratterizzato da molti rapporti occasionali, una volta si è rotto il preservativo, forse lì. O forse con un rapporto orale. Non lo saprò mai con certezza.
Quali sono le domande e i pensieri che ti vengono in questi giorni?
Sono veramente tante le domande che mi pongo. Soprattutto ora che inizio a capire più o meno come funziona la vita da sieropositivo. Spesso mi domando se sarò mai capace, quando dovrò iniziare la terapia e se mai la inizierò, di essere costante nell’assunzione dei farmaci. Oppure mi domando: sarà mai possibile una cura per sconfiggere il virus?
Cosa sapevi dell’HIV e dell’AIDS?
Davvero poco. Avevo il classico giudizio che questa malattia e questo virus era dei tossicodipendenti e dei gay. Ho sempre sottovalutato l’importanza di documentarmi seriamente sulle malattie sessualmente trasmissibili.
Dopo la notizia hai iniziato a informarti meglio?
Sì, ho letto un po’ dappertutto. E continuo quotidianamente a leggere, tenendo d’occhio le notizie e i risultati della ricerca scientifica.
Hai dei medici con cui parli? Che rapporto hai con loro?
Ho un rapporto splendido con due dottoresse del centro MST a cui mi sono rivolto. Sono molto disponibili, posso parlare veramente di tutto con loro, anche di cose molto personali. Hanno saputo spiegarmi tantissime cose sull’infezione e ora mi sento più tranquillo e con meno paure addosso.
Come ha influito la notizia sulla tua vita affettiva e sentimentale?
Con le persone a cui ho raccontato la notizia ho rafforzato il rapporto, mentre con gli altri tendo a isolarmi e a non parlare molto di me. Molti amici infatti mi chiedono: ma che fine hai fatto? In effetti esco più raramente… preferisco stare da solo. Sento il bisogno di parlarne con mio fratello e gli altri a cui l’ho detto. E basta. E’ come se stessi creando una sottile sfera di cristallo protettiva.
E la tua vita sessuale?
Sono sempre stato un amante del sesso in tutte le sue forme. Ora però mi sento molto in deficit e credo che non riuscirò mai più a fare sesso e ad avere rapporti occasionali. Spesso in passato ho tradito la persona con cui stavo e oggi mi sento in colpa per aver messo a repentaglio la sua vita. Ora penso di voler fare l’amore con una sola persona, la persona che amo e che resterà con me per sempre e che accetterà la mia condizione per sempre, senza avere paura di contrarre l’infezione durante i rapporti.
Che impatto ha avuto la sieropositività sulla tua vita in generale?
Brutto impatto. E’ solo un mese che sono sieropositivo e la notizia ogni tanto mi causa ancora ansia, paura e angoscia, oltre ai sensi di colpa. Vivo con la speranza che la ricerca scientifica un giorno faccia uscire la notizia di aver trovato il rimedio per sconfiggere il virus. Questa speranza mi dà la forza di andare avanti. Con l’aiuto delle persone che mi vogliono bene spero di uscire vincitore da questo bruttissimo momento.
C’è un pensiero che ti fa sembrare tutto più facile e che ti dà forza?
La vicinanza delle persone con cui mi sono confidato. Senza di loro non sarei qui nemmeno a raccontare la mia storia.





