Una vita positiva.

Rivelarsi agli altri

La decisione di comunicare agli altri la propria sieropositività è un aspetto centrale per la persona HIV+.

E’ comune avere dubbi e timori sull’opportunità di rendere nota la propria condizione: ci si interroga sulle reazioni dell’altra persona, si ha paura di essere rifiutati, abbandonati, giudicati e discriminati.

E’ importante ricordare che non sussiste alcuna fretta nel rivelare agli altri di essere sieropositivi. La decisione va presa quando ci si sente pronti, quando si avverte un forte desiderio di condividere la propria esperienza con le persone più vicine. Confidare la propria condizione infatti può farci stare meglio, riducendo lo stress provocato dal senso di solitudine.

Particolare preoccupazione può causare la possibilità di comunicare l’esito del test al proprio partner. E’ necessario in questo caso vedere questo passo come un atto di responsabilità verso l’altro. Nascondendogli la propria condizione lo esponiamo al rischio di contagio e, qualora la trasmissione del virus fosse già avvenuta, gli impediamo di intraprendere l’adeguata terapia con tempestività.

Ricordiamo che attualmente la più alta percentuale di nuovi contagi avviene all’interno di coppie stabili. Rivelarsi al proprio compagno o alla propria compagna è un gesto che riduce la diffusione del virus.

Spesso in questi casi un supporto psicologico può essere utile a entrambi i partner, per affrontare insieme con la maggiore serenità e sincerità possibili le difficoltà che possono emergere nella coppia.

Anche rivelare ai propri figli l’esito del test è un momento particolarmente complesso. E’ importante ricordare che nonostante la difficoltà mostrarsi sinceri sull’argomento contribuisce all’instaurazione di un clima più fiducioso e sereno. Inoltre, mettere i figli al corrente della propria condizione li protegge da eventuali maldicenze e discriminazioni, e li rende più consapevoli dei rischi legati alle pratiche sessuali e più attenti nella prevenzione.

E’ tuttavia fondamentale scegliere il momento giusto, considerando in particolare l’età del figlio. Ugualmente importante è parlare con loro solo dopo aver risolto le proprie difficoltà sul tema, in modo da evitare di trasmettere emozioni negative che possono compromettere una accettazione positiva della novità.

Durante la conversazione è bene non essere prolissi ma cercare di parlare in modo chiaro e preciso, procedendo gradualmente: parlare prima della malattia in modo generico e poi arrivare alla propria situazione. Il genitore deve anche essere pronto a rispondere a qualunque domanda venga posta dal figlio. I bambini ad esempio hanno più necessità delle persone adulte a tornare sugli argomenti: bisogna essere preparati a parlare ogni volta che il figlio desideri aprire l’argomento, nel modo più semplice e sincero possibile.

E’ necessario infine concedere ai propri figli tutto il tempo che serve per elaborare e integrare l’accaduto. Episodi di rabbia sono molto frequenti specialmente per i figli in età adolescenziale, ma è importante ricordare che un rifiuto iniziale non impedisce un esito sereno nel tempo.