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La responsabilità penale e civile delle persone sieropositive

In Italia non esiste una figura di reato specifica che punisca il comportamento di soggetti sieropositivi o ammalati di AIDS che con la propria condotta trasmettano l’infezione o che deliberatamente espongano al contagio altre persone non rivelando la propria condizione HIV+ e assumendo comportamenti sessuali a rischio.

La giurisprudenza ha però in alcuni casi ritenuto ugualmente punibili tali comportamenti configurando ipotesi di reato già previste nel codice penale quali le tentate lesioni gravissime, il tentato omicidio o l’omicidio.

E’ stato ad esempio ritenuto responsabile di lesioni personali gravissime il soggetto sieropositivo che, consapevole della propria malattia e dei metodi di trasmissione, ha consumato numerosi e ripetuti rapporti sessuali senza alcuna precauzione e senza comunicare le proprie condizioni di salute ai partner.

In altri casi è stato deciso che neppure il consenso del partner contagiato dal virus sia sufficiente a escludere la responsabilità penale del soggetto portatore del contagio, poiché il diritto alla salute è ritenuto irrinunciabile. L’accertamento del consenso e della consapevolezza della persona contagiata può influire sulla valutazione della gravità della condotta e sulla concessione di eventuali circostanze attenuanti, ma non può escludere a priori l’esistenza di un reato.

In altre parole, l’attività sessuale del soggetto sieropositivo o ammalato di AIDS, sebbene di per sé lecita quale manifestazione della personalità ed espressione della libertà di autodeterminazione, può subire in pratica delle limitazioni a tutela del diritto alla salute e alla vita del partner sano esposto al rischio del contagio.

Unitamente alla responsabilità penale, si può configurare anche una responsabilità civile: il soggetto leso o i suoi eredi possono richiedere al responsabile del contagio il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e morali subiti a seguito del contagio.