Il contagio è facile.

Report completo della Lila sulla conferenza di Vienna 2010

24/07/2010

La XVIII Conferenza mondiale sull'Aids si è aperta ufficialmente ieri pomeriggio, con oltre 20mila delegati da 185 paesi. Il tema portante, rassunto dallo slogan Rights here, right now (Diritti qui e adesso), è il legame tra l'obiettivo dell'Accesso universale (a prevenzione, trattamenti e cure) e i diritti umani. Nel mirino ci sono le politiche che ancora discriminano le persone sieropositive e le popolazioni vulnerabili, i tossicodipendenti, gli omosessuali (leggi omofobiche sono presenti in oltre 80 paesi, dati Unaids), i e le sex workers, le leggi che criminalizzano la trasmissione del virus e marginalizzano le persone con Hiv.

La violazione dei diritti umani comporta: maggiore diffusione del virus e mancata conoscenza epidemiologica.
I dati globali raccontano di 2 milioni di morti l'anno per Aids (5.000 ogni giorno), e di 2.7 milioni di nuove infezioni ogni anno (7.400 ogni giorno, mentre sono 3.000 le persone che ogni giorno entrano in terapia). I trattamenti nei paesi in via di sviluppo raggiungono oggi, a 5 anni dalla Conferenza di Durban, 5 milioni di persone, e ciò dimostra che l'Accesso universale è un obiettivo perseguibile, ma ancora 10 milioni di persone non hanno alcun accesso alle cure.

Questo anno 2010 è con ogni evidenza strategico, e sta giusto in mezzo fra la Sessione Speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite - Ungass del 2001 dove gli stati membri dell'ONU hanno firmato una dichiarazione che li impegnati a combattere l'HIV/AIDS e il raggiungimento dei Millenium Goals (MDG) fissati per il 2015. Ed è adesso che si devono fare i primi bilanci e capire quali sono le barriere da rimuovere per poter garantire nel 2015 l'Accesso universale alla prevenzione e al trattamento dell'HIV.
Julio Montaner, presidente della International Aids Association e chair della Conferenza:

Non posso nascondere sconforto e frustrazione, visto l'esito del recente G8/G20 che si è tenuto in Canada, dove non è stata assunta alcuna decisione e responsabilità sull'Accesso universale. E' un fallimento. In molti stanno usando la scusa della crisi economica globale. Ma è solo una scusa, non ci sono stati problemi a finanziare i banchieri di Wall Street, mentre 110 miliardi di euro sono apparsi dal nulla quando è saltata l'economia della Grecia. E' solo una questione di priorità e, cari amici, le loro priorità devono cambiare.

Dove finiamo, se la cruda realtà oggi è che non siamo neppure a metà dell'obiettivo dell'Accesso universale? Molti gruppi, incluso il nostro, ha prodotto in questi anni una serie di evidenze che dimostrano che la Haart non riduce solo la mortalità, ma produce una massiccio calo delle infezioni. Una ricerca prodotta dalla Gates Foundation e pubblicata da Lancet il mese scorso mostra una riduzione del 90 per cento in Africa della trasmissione fra coppie sierodiscordanti eterosessuali. Un lavoro prodotto a Vancouver ha mostrato l'importanza della Haart nella riduzione delle infezione da Hiv tra gli assuntori di droghe per via iniettiva, e oggi su Lancet c'è uno studio simile che parla di una riduzione del 50 per cento negli ultimi
tre anni in British Columbia (Canada).

 “Treatment is prevention”, e fino a quando non ci sarà una cura definitiva, o un vaccino, “treatment 2.0” è fra le migliori scelte che abbiamo per controllare l'epidemia.
Durante la cerimonia di apertura, nei corridoi della Messe Wien, dove si tiene la Conferenza, ha fatto irruzione la manifestazione degli attivisti di tutti i continenti, sotto lo slogan “Broken Promises Kill”. Le promesse mancate uccidono, il riferimento è a quanto promesso, e non mantenuto, dai Governi al Global Fund.

Più di un migliaio di persone sono arrivate alle porte dell'enorme spazio che accoglie le Plenarie, e si sono stese a terra per mimare la morte di tutti quelli che non sono e non saranno raggiunti dalle terapie grazie ai tagli dei contributi al Global Fund, sotto enormi palloni sospesi con stampate le facce dei leader del G8. Hanno quindi fatto irruzione nella sala e portato sul palco lo striscione con scritto “No Retreat. Fund Aids”. Sul palco, Julio Montaner stava dando il benvenuto ai delegati, ha accolto lo striscione e gli attivisti spiegando chiaramente che quello slogan è anche lo slogan della Conferenza.


Michel Kazatchkine, a capo del Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria, ha detto che servono più di 20 miliardi di dollari per i prossimi tre anni per sostenere i progressi. “Sono enormemente spaventato, e molto preoccupato”, ha spiegato, “per la crisi economica... per il conflitto di priorità”.
Come sempre tra i relatori della plenaria che ha aperto la conferenza ci sono anche le associazioni e gli attivisti. Quest'anno la rappresentanza delle persone sieropositive (PLHIV) è stata affidata a Sasha Volgina per la Russia e a Vladimi Zhovtyak per l'Ucraina che hanno mostrato il disastro che sta avvenendo in questa parte di Europa. Il direttore dell'Unaids, Michel Sidibé, ha parlato dopo lo strepitoso intervento di Rachel Arinii Judhistari (21 anni) della Independent Youth Alliance di Bali, per ribadire il fondamentale ruolo dei giovani: “Non siamo i leader di domani, ma i leader di oggi. Vogliamo riconoscimento e sostegno”. Dopo Sidibé, sul palco è salita l'efficace Paula Akugizibwe, della Aids and Rights Alliance del Sudafrica, con una articolata e provocatoria relazione sullo stato dell'arte della lotta globale all'Hiv e il suo (mancato) finanziamento.

La scelta di Vienna come sede della XVIII Conferenza (che torna in Europa 8 anni dopo Barcellona) è dovuta alla sua prossimità con l'Europa dell'Est e l'Asia Centrale, attuali veri focolai dell'epidemia da Hiv (in alcune parti della Federazione Russa si registra un aumento dei contagi del 700 per cento dal 2006. Nell'intera area oltre l'80 per cento delle persone sieropositive ha meno di 30 anni, l'infezione è dovuta per la stragrande parte allo scambio di siringhe fra IDU (injecting drug users), che sono circa 3.7 milioni, circa un quarto del totale mondiale. Di questi 1.8 milioni vivono in Russia, circa 300mila sono in Azerbaijan, dove la prevalenza di IDU sul totale della popolazione è la più alta al mondo, il 5.2 per cento. Seguono la Georgia (5.2 per cento) la Russia (1.8) e l'Ucraina (1.2), dati Unicef rilasciati oggi.


In Russia ed Est Europa praticamente non esistono programmi statali di riduzione del danno, soprattutto scambio di siringhe, i tossicodipendenti sono incarcerati, e ogni 100 IDU che vivono con l'Hiv, uno solo riceve la Art (terapia antiretrovirale). Uno studio illustrato da Yves Souteyrand, del Dipartimento Hiv della WHO - World Health Organization. Sempre Souteyrand ha mostrato come i programmi di riduzione del danno e l'accesso alle terapie abbiano invece ridotto la prevalenza di Hiv tra gli Idu dal 30 per cento del 2004 all'11 per cento nel 2008, in soli 4 anni!
Nei giorni precedenti la Conferenza, è stata rilasciata la Dichiarazione di Vienna (consultabile nella traduzione italiana nel sito della Lila), che chiede che le politiche di
contrasto alla droga tengano conto delle evidenze scientifiche senza cedere all'ideologia e alle esigenze demagogiche della politica.

Sostanzialmente, viene sancito il fallimento della “War on drugs”. Già firmata da importanti personalità e rappresentanti di governo di tutto il mondo, viene ricordata a ogni occasione dal chair della Conferenza Julio Montaner: “questa settimana, firmate la Dichiarazione, partecipate alla Human Right Rally (la marcia per i diritti umani che si terrà domani sera e si concluderà con il concerto di Annie Lennox, goodwill ambassador per l'Onu e attivista con la sua associazione Sing, ndr), e sostenete la Conferenza come l'inizio della fine dello stigma, della discriminazione, e dell'epidemia globale di Hiv/Aids”.
Nota.

Nello spazio che ospita i padiglioni di diversi paesi, per illustrare le strategie contro l'epidemia da Hiv, sono presenti i governi ma anche le associazioni locali, uniti nella battaglia. Ci sono l'Onu, la Commissione Europea, gli Usa, il Brasile e praticamente tutti i paesi europei, tranne l'Italia.
L'Italia infatti non ha alcuna presenza ufficiale qui a Vienna. Un'assenza che si somma alla latitanza usuale nelle riunioni a livello europeo.

L'Italia non neppure ancora presentato il Country Report richiesto dall'Onu ogni due anni (a dire il vero non lo ha MAI presentato, neppure negli anni scorsi). L'Italia non ha ancora versato la sua quota al Global Fund (per un totale di 290 milioni di dollari: 130 per il 2008, più altri 30 promessi da Berlusconi al G8 dell'Aquila per “scusarsi” del ritardo, più i 130 del 2010). Interpellata dall'Ansa, la presidente della Lila Alessandra Cerioli, ha sottolineato da Vienna tali mancanze, solo il quotidiano La Stampa ne ha dato notizia.


Come sottolineato da Montaner, rispondendo a un giornalista che chiedeva conto dell'assenza di rappresentanti governativi dell'Est Europa e della Russia, alla Conferenza ci viene chi ha qualcosa da dire, e soprattutto chi ha voglia di metterci la faccia. Gli altri preferiscono tacere e sottrarsi a ogni confronto.
Oggi è finalmente (ieri scriveva ancora da Roma) arrivata l'Ansa. Almeno quella.

Valentina Avon | Ufficio stampa Lila


 



Report Lila XVIII Conferenza Vienna 2010 - 2° parte

XVIII Conferenza Internazionale sull’AIDS – Vienna, 18-23 luglio 2010
In Conferenza per la Lila Alessandra Cerioli, Presidente della Lega Italiana per Lotta contro l’AIDS, e Valentina Avon, ufficio Stampa Lila Nazionale


Giornata del 19 luglio 2010
Vienna 2010 come Durban 2000! Se infatti la Conferenza di Durban, che produsse la sua Dichiarazione, è stata la conferenza storica che pose la prima pietra nella costruzione dell'Accesso universale ai trattamenti, dimostrando possibilità ed efficacia della distribuzione di una terapia antiretrovirale (ART) anche in paesi con risorse limitate e con servizi sanitari fatiscenti, Vienna è, con la su Dichiarazione, l'inizio della fine della "War on drug", e il punto di avvio di politiche universali contro la droga finalmente basate sulle evidenze scientifiche, verso un reale calo del traffico, del consumo di droghe, della criminalità correlata, e verso una diminuzione della trasmissione dell'HIV e delle altre malattie infettive che colpiscono i consumatori.

Questa è la richiesta della Conferenza, supportata dai dati epidemiologici già anticipati in plenaria, in modo particolare dall'attuale modello dell'Ucraina, che dal 2004, anno in cui ha cambiato le proprie politiche repressive sulle droghe (modificando l'atteggiamento della polizia rispetto ai tossicodipendenti, rendendo disponibili siringhe pulite per quelli che la droga se la iniettano e il metadone per chi vuole smettere, garantendo anche l'accesso alle cure e alle terapie ARV, che ricordiamo è negato nel 40% dei paesi dell'Europa dell'Est e dell'Asia centrale), ha ridotto la prevalenza di Hiv/Aids nella poplazione dei consumatori di droga per via iniettiva dal 29.9 per cento all'11.2 per cento, dato rilevato nel 2008. Il tema della Harm Reduction (HR), che noi italiani traduciamo in Riduzione del Danno (RDD), è centrale in questa Conferenza.

Tutti i Paesi europei che hanno avviato programmi di RDD sono qui a Vienna per scambiare le loro esperienze passate e attuali con quei paesi che stanno iniziando ora, e per condividere le sfide future. Questo si è proposto anche l'ottimo simposio organizzato da ANRS (La francese Agenzia nazionale per la ricerca sull'Aids) dove si è affrontato anche il tema delle stanze per l'autosomministrazione, che, come accaduto con altri programmi RDD, si sono dimostrate efficaci, e che presto apriranno anche in Francia. La ANRS ha inoltre presentato un programma di distribuzione di pipe monouso, utilizzabli per fumare sostanze come crack, cocaina, e metamfetamine, che per ora riguarda solo Parigi, programma (presente anche in Canada) più correlato alla prevenzione di epatiti e tubercolosi, ma sicuramente non meno importante. Pare infatti che anche

in Francia, come in Canada, molti ex consumatori per via iniettiva già HIV positivi siano passati al fumare derivati della cocaina o metamfetamine , con scambio di strumenti infetti per l'inalazione, e ciò ha provocato un aumento dell'incidenza di coinfezioni con epatiti e turbecolosi in persone sieropositive. Un'altra implementazione nei programmi di RDD francesi riguarderà, come detto, l'apertura di stanze per l'autosomministrazione, annunciata durante una conferenza stampa dal ministro della Salute della Francia,
che è stato comunque contestato da alcuni attivisti per la “timidezza” governativa proprio nell'affrontare la questione consumo e RDD.


Il tema continuerà ad essere centrale per tutte queste giornate, in diversi simposi dedicati, da segnalare è anche l'uscita del numero di luglio di Lancet, interamente dedicato all'Hiv nelle persone che usano droghe (Hiv in people who use drugs: “We want to see inappropriately aggressive, state sponsored hostility to drug users replaced by enlightened, scientifically driven attitudes and more equitable societal responses”). La rivista Lancet, già disponibile per delegati e media, verrà ufficialmente presentata in conferenza stampa questo pomeriggio. Mentre all'interno del Global Village raccoglie diverse organizzazioni internazionali, in un ampio spazio denominato “Human rights, Harm reduction and Drug policy Networking zone”, dove ogni giorno ci sono in media una decina di appuntamenti seminariali e informativi. Giusto di fronte, sta lo stand dell'Unodc, l'ufficio di Vienna dell'Onu dedicato a Droga e Crimine, dove si parla apertamente di Riduzione del danno, anche in riferimento alla popolazione carceraria (e su questo è da segnalare un importante appuntamento per domani). E non è

finita, torneremo presto sull'argomento.
Sulla giornata di ieri prima di chiudere questo report segnaliamo il continuare della discussione sui finanziamenti alla lotta all'Aids, di cui hanno parlato in sessione plenaria l'ex presidente Usa Bill Clinton e il fondatore di Microsoft Bill Gates, titolare con la moglie della Gates Fountation. Durante la plenaria hanno fatto irruzione gli attivisti, che si sono presentati in sessione plenaria con il cappello verde di Robin Hood. Tutti si chiedono che accadrà con i fondi per la lotta all'Hiv/Aids, gli attivisti chiedono che i governi mantengano le promesse e che contemporaneamente ci siano altri sistemi per il reperimento dei fondi, quale appunto l'introduzione di una “Robin Hood tax”, una tassazione delle transazioni finanziarie.

Ma al di là del tema “soldi”, persino Bill Clinton, parlando di come sta lavorando il presidente Barack Obama, ha salutato con grande entusiasmo la decisione di introdurre e finanziare programmi di riduzione del danno per tossicodipendenti. Da quest'anno infatti il Pepfar, per fare un esempio, può finanziare anche programmi che prevedono lo scambio di siringhe, cosa impossibile fino a qualche mese fa.

Valentina Avon | Ufficio stampa Lila



Report Lila XVIII Conferenza Vienna 2010 - 3° parte

XVIII Conferenza Internazionale sull’AIDS – Vienna, 18-23 luglio 2010
In Conferenza per la Lila Alessandra Cerioli, Presidente della Lega Italiana per Lotta contro l’AIDS, e Valentina Avon, ufficio Stampa Lila Nazionale



Come previsto, i temi dei diritti umani e della riduzione del danno per Idu (injecting drug users) continuano ad essere centrali all'interno della Conferenza sull'Aids di Vienna, in più si è aggiunta la questione cruciale dell'Hiv (e di altre patologie trasmissibili) in carcere. Su questo la Lila ha oggi fatto un comunicato stampa (per chi non lo avesse ricevuto: è consultabile sul sito Lila).


Temi affrontati ieri dalla Commissione Europea e dalla rivista Lancet, oggi soprattutto dall'Unodc, l'Ufficio Onu su droga e crimine. Con l'unanime posizione sulla necessità di rendere disponibile in carcere presidi di prevenzione come condom e aghi sterili. L'Unodc in particolare ha portato un “toolkit”, e lo ha presentato come strumento utile per fare pressione sui governi perché affrontino il problema dell'Hiv in carcere, invece di negarlo per motivi di opportunità politica (Christian Kroll, coordinatore globale per l'Hiv/Aids dell'Unaids, è stato molto chiaro: in carcere la droga circola anche più che all'esterno, e il sesso è praticato eccome.

 Ovunque nel mondo). Il toolkit è diviso in due parti, una descrittiva di situazioni e principi di intervento, l'altra operativa, con una serie di questionari per staff e detenuti. L'Unaids ha chiesto esplicitamente di mettere i materiali in mano ai politici e di far lavorare i media il più possibile sul tema.
L'attenzione è quindi sempre molto alta nei confronti di Europa dell'Est e Asia centrale, dove la situazione per l'Hiv, soprattutto in riferimento agli IDUs, e dei Diritti umani, è drammatica, ma si estende anche alla parte occidentale del mondo.

Nell'Europa dell'Ovest solo la Spagna ha un programma esteso a tutte le carceri, la Svizzera lo sta estendendo, altri esempi si trovano in Scozia, in Germania e in altri Paesi ancora. In Italia come noto questa è fantascienza. Nonostante tutte le maggiori agenzie internazionali, la letteratura, diverse nazioni siano d'accordo sulla efficacia di tali interventi, e nonostante la popolazione carceraria italiana sia composta per la stragrande parte di persone che sono detenute per reati correlati alla droga (compreso il mero possesso).


Lancet da parte sua ha contribuito a sfatare 12 miti sui consumatori di sostanze (che non rispondano alle terapie per Hiv, che siano inattendibili, che non siano così interessati alla propria salute e all'uso “safe” degli strumenti per l'assunzione, che scambiare le siringhe sia un incentivo al consumo, che la paura sia un deterrente, e via così) e ha presentato una serie di review sull'efficacia della riduzione del danno (indubitabile, sotto ogni profilo, dall'aumento della sicurezza sociale ai vantaggi per la sanità pubblica, dal calo dei consumi alla riduzione dello spaccio).


La Commissione europea ha presentato una serie di dati, non particolarmente differenti da quelli già noti, dove è evidente il primato tutto italiano nel numero di persone che scoprono la condizione di sieropositività al momento della diagnosi di Aids: il 60%. Siamo insomma il popolo più inconsapevole d'Europa e visto che “treatment is prevention” abbiamo un altro tassello per lo sconsolante quadro della prevenzione in Italia. Inutile aggiungere che di condom a Vienna non si parla quasi, sono semplicemente presenti ovunque, negli stand come nei programmi di educazione e formazione, sono solo la cosa più normale del mondo (piacevole anche quello della città di Vienna!).


Sui condom una voce disincantata si è sentita nella sessione plenaria di stamattina: quella di Bernard Hirschel, medico a capo della divisione Hiv dell'ospedale universitario di Ginevra, in Svizzera, unico paese europeo ad aver ridotto l'incidenza di Hiv/Aids (del 20%). Secondo Hirschel, il problema del condom è che spesso non viene usato (“la vita reale è diversa dalla teoria”), perciò preferisce puntare sulla ART (terapia antiretrovirale), che può funzionare, oltre che come terapia, come strumento di prevenzione. La sua convinzione è frutto di uno studio decennale fatto su coppie sierodiscordanti, in quel caso stabili e fedeli, dove pur senza l'uso del profilattico, ma con la persona sieropositiva in terapia, non si sono verificate infezioni.

Fonte:  Comunicati di Lila onluswww.poloinformativohiv.info/modules.php