Il contagio è facile.

Piercing nei bagni della scuola

02/03/2010

Il piercing al labbro? Me l’ha fatto un’amica a scuola». La “confessione” di una quindicenne alla mamma infuriata per un orecchino che le era stato assolutamente vietato ha portato allo scoperto una “usanza” molto pericolosa ma in gran voga tra le adolescenti di Rivoli e non solo.

Tutto è cominciato la scorsa settimana quando Anna (il nome è inventato per rispetto della privacy delle minorenni), allieva dell’Itc “Romero”, è tornata a casa dopo le lezioni con una vistosa novità: un piercing al labbro inferiore. La madre ha preteso di sapere dove l’aveva fatto, dato che nei centri autorizzati i minorenni senza genitori non sono accettati. E così è arrivata la confessione: «Me l’ha fatto un’amica nel bagno della scuola, con un ago di quelli che si usano per i prelievi».

E così la mamma si è rivolta ai carabinieri di Rivoli. «Non intendo denunciare la ragazza - ha spiegato al capitano Massimo Pesa - ma è necessario un vostro intervento per mettere fine a questo comportamento pericoloso». E così i militari si sono interessati all’episodio, scoprendo che in realtà si trattava di un’abitudine. Molto spesso le ragazzine si fanno i piercing da sole o con l’aiuto di qualche amica e non solo a scuola, ma anche in strada. E addirittura utilizzando una spilla da balia disinfettata con un accendino, magari “anestetizzando” il labbro o l’orecchio con un po’ di ghiaccio. A volte, però, il piercing viene applicato anche alla lingua, con il moltiplicarsi dei pericoli.

Due sono infatti i rischi per queste adolescenti. Il primo, e più grave. è quello sanitario: «Esiste la possibilità di trasmissione di pericolose malattie - hanno spiegato i carabinieri - dall’epatite B e C fino all’Hiv, responsabile dell’Aids. In più non bisogna sottovalutare il rischio di contrarre l’epatite o infezioni che possono degenerare addirittura in meningiti». Del secondo pericolo ha parlato Anna Maria Baldelli, procuratore capo presso il tribunale dei minori: «Se si verificassero complicazioni sanitarie - ha detto - si potrebbe configurare la possibilità del reato di lesioni colpose. Inevitabile, in questo caso, sarebbe anche il coinvolgimento delle famiglie, chiamate a rispondere dell’eventuale risarcimento. Infine, anche la scuola potrebbe essere chiamata a rispondere civilmente del reato».

Fonte:  www.cronacaqui.it/