Le giovani donne con infezioni sessualmente trasmesse (MST) hanno un rischio tre volte maggiore di incorrere in un'infezione da HIV.
E' quanto emerge da una ricerca, presentata alla National Hiv Prevention Conference statunitense, che ha preso in esame ragazze tra i 13 e i 24 anni di età, alle prese con una prima diagnosi di clamydia, gonorrea o sifilide tra il 1992 e il 1997. La ricerca ha incluso un totale di 48.579 donne, diagnosticate con un'infezione sessuale ma senza alcuna diagnosi di Hiv precedente o concomitante.
L'incidenza dell'Hiv si è rivelata significativamente più alta nelle donne con MST che, se diagnosticate con una seconda infezione, nei tre anni seguenti la prima diagnosi, aumentano ulteriormente il rischio di sieropositività all'Hiv entro 10 anni di distanza.
Un dato particolarmente rilevante, osservano i ricercatori, dal momento che le giovani donne non sono un target tipico dell'HIV, del quale gli operatori sanitari devono essere consapevoli.
Solo in questo modo, infatti, possono effettuare l'informazione e la prevenzione necessari. I ricercatori escludono, comunque, che le cause di una simile associazione siano biologiche, l'ipotesi più probabile è che "l'MST sia il marker di un social network che facilita la trasmissione delle infezioni".
Fonte: Vitadidonna.org




