Il termine amebiasi indica una parassitosi causata dal protozoo Entamoeba Histolytica. Il parassita si stabilisce nell’intestino provocando ulcerazioni, emorragie e disturbi funzionali anche gravi.
L’amebiasi è trasmissibile con le feci in cui il parassita si ritrova, sia nella forma vegetativa che in quella cistica. La trasmissione avviene generalmente ingerendo alimenti e bevande contaminate, o portando alla bocca mani sporche. E’ possibile la trasmissione per via sessuale in caso di rapporto oro-anale (rimming) con persona infetta.
L’amebiasi causa tipicamente dolori addominali, profusa diarrea anche sanguigna e diffusa debolezza. Sono frequenti febbri, anemia e stato di emaciazione. Talora la malattia decorre senza diarrea, anzi con stitichezza.
Se non curata, l’infezione passa alla forma cronica restando attiva per anni, con periodi di remissione e di riacutizzazione. La complicazione più frequente è l’infiammazione al fegato, più raramente ai polmoni o al cervello, a causa della diffusione delle amebe lungo il sistema linfatico.
L'amebiasi si diagnostica con l’identificazione del parassita o delle sue cisti nelle feci, mediante analisi medica di un campione. L’amebiasi è curabile con una terapia farmacologica antibatterica.
Durante l’infezione è necessario osservare una scrupolosa igiene personale per evitare di alimentare il ciclo di vita del parassita. E’ anche utile astenersi da rapporti sessuali orali, in particolare oro-anali.




