Un nuovo farmaco sperimentale sviluppato da Novartis per il trattamento dell’epatite C, che prende il nome di alisporivir e noto anche con la sigla DEB025, sembra essere un’utile aggiunta al trattamento standard, cioè la combinazione di peginterferone e ribavirina.
Infatti, in un trial di fase II appena presentato al 46° meeting della European Association for the Study of Liver (EASL), lo studio ESSENTIAL, nei pazienti trattati con alisporivir più la terapia standard si è ottenuta un’eradicazione del virus superiore del 50% rispetto ai pazienti trattati con la terapia standard (interferone pegilato più ribavirina).
Mark Thursz, professore di patologia all’Imperial College di Londra, nonché vice-segretario dell’EASL, non ha esitato a definire il risultato “fantastico”, mentre secondo Robert Flisiak dell’Università di Bialystok (Polonia), primo autore dello studio, “questo nuovo agente ha le potenzialità per diventare un componente importante del trattamento futuro contro l’epatite C”.
La molecola è un derivato della capostipite della ciclosporina A non immunosoppressore ed è il capostipite di una nuova classe di farmaci, quella degli inibitori della ciclofillina, una proteina umana co-optata dal virus dell'epatite per aiutarlo a replicarsi. A differenza degli altri anti-epatite C in sviluppo, che colpiscono il virus direttamente, alisporivir agisce dunque in modo più indiretto, colpendo una proteina dell’ospite sfruttata dal virus per moltiplicarsi.
Lo studio presentato all’EASL è un trial internazionale, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza della combinazione di alisporivir con peginterferone alfa 2a e ribavirina (P/R) su 288 pazienti con infezione da HCV di genotipo 1 non trattati in precedenza (naive). L’endpoint primario era l’eradicazione virale, cioè il raggiungimento della risposta virologica sostenuta (SVR), a 24 settimane.
I risultati hanno evidenziato che il 76% dei pazienti trattati con alisporivir più P/R ha raggiunto l’SVR contro il 55% di quelli trattati solo con la terapia standard (P = 0,008). Inoltre, il nuovo agente ha dimostrato un buon profilo di sicurezza e tollerabilità, con una bassa incidenza di eventi avversi gravi (6,9% nel gruppo alisporivir contro 5,5% nel gruppo di controllo) e percentuali di abbandono del trial paragonabili tra i due gruppi (5% contro 4%).
Nei pazienti trattati con alisporivir si è osservata una frequenza molto maggiore di bilirubina elevata rispetto a quelli trattati con la terapia standard (32,9% contro 1,9%), ma l’iperbilirubinemia è stata transitoria, reversibile. associata alla dose iniziale da carico e non correlata a un aumento dell’ALT.
“L’epatite C è resta una malattia difficile da trattare e le terapie attuali sono efficaci in circa la metà dei pazienti infettati dall’HCV di genotipo 1, la forma più comune” ha spiegato l’autore senior dello studio Stefan Zeuzem, del Goethe University Hospital di Francoforte. “Questi risultati sono dunque interessanti perché con alispovir un’ampia quota di pazienti è riuscita a debellare il virus”.
I ricercatori stanno testando le potenzialità del nuovo antivirale anche contro altre forme di HCV. Esistono infatti sei diversi genotipi del virus e alispovir potrebbe essere attivo contro tutti, visto che il suo bersaglio è necessario per la replicazione di tutti i tipi di HCV. Un studio di fase IIb sta valutando, per esempio, l’attività dell’inibitore in pazienti naive con infezione da HCV di genotipo 2 e 3. Un altro, invece, lo sta mettendo alla prova in pazienti con HCV di genotipo 1 gia trattati in precedenza.
È inoltre iniziato uno studio pivotal di fase III, lo studio ESSENTIAL-2, volto a valutare efficacia e sicurezza di alispovir nei pazienti naive con infezione da HCV di genotipo 1. I risultati finali dello studio dovrebbero essere disponibili nel marzo 2013.
Novartis ha acquistato i diritti su alisporivir dalla biotech svizzera Debiopharm nel febbraio 2009. In particolare, grazie all’accordo, il colosso svizzero ha acquisito i diritti esclusivi per lo sviluppo e la commercializzazione del farmaco in tutto il mondo, ad esclusione del Giappone.
Fonte: pharmastar.it




