Storia e diffusione
In Africa, in determinate specie di scimpanzè autoctone, è stato individuato un virus molto simile all’HIV: si tratta del virus SIV (Simian Immunodeficiency Virus). È fortemente probabile che il virus HIV derivi da una mutazione (cioè un’alterazione genetica spontanea) di tale “virus dell’immunodeficienza della scimmia.”
Il passaggio del virus dalla scimmia all’uomo è probabile sia avvenuto negli anni ‘30. Da allora, il virus ha iniziato a diffondersi nel mondo, ma solo nei primi anni ‘80, quando in America si iniziò a constatare una concentrazione di quadri clinici prima molto rari e inusuali, si riconobbe concretamente l’esistenza di una nuova sindrome.
Qualche anno dopo l’individuazione del primo virus (HIV-1) è stata isolata una sua variante (HIV-2); sono state successivamente scoperte numerose mutazioni all’interno di ciascun tipo (gruppi) e all’interno di ciascun gruppo (subtipologie). Il virus HIV è infatti caratterizzato da un alto grado di instabilità genetica.
Proprio questa instabilità è tra le cause della difficoltà di individuare un vaccino efficace, valido per tutte le mutazioni.
E’ possibile rintracciare non solo caratteristiche specifiche per ciascuna subtipologia del virus, ma anche aree geografiche specifiche di diffusione.
Nonostante le differenze, tutte le varianti del virus sottostanno alle stesse regole di prevenzione.
La UNAIDS (il programma delle Nazioni Unite sull’AIDS) e il WHO (World Health Organization) stimano che, dalla scoperta della sindrome, l’AIDS abbia provocato 25 milioni di morti nel mondo, numero che rende questa patologia una delle più gravi epidemie della storia. In Italia la UNAIDS stima una percentuale di 0,4% di persone sieropositive nella popolazione adulta tra 15 e 49 anni, un dato leggermente più alto della media europea.
Per maggiori informazioni sulla diffusione dell'AIDS nel mondo consultare il sito UNAIDS: www.unaids.org




