A quanto sembra c'è una speranza in più per le persone affette da HIV grazie ad una ricerca britannica, dove sembra che, durante l'assunzione di farmaci antiretrovirali, i soggetti coinvolti hanno visto il loro rischio di trasmissione del virus dell'AIDS ridotto del 92%. Questo tipo di farmaci, quindi, realizzati appositamente per trattare l'HIV, potrebbero essere utilizzati anche per bloccarne la diffusione.
Lo studio, pubblicato su The Lancet, è stato condotto su 3381 coppie eterosessuali scelte in 7 paesi africani. Ogni coppia era sierodiscordante, ovvero uno dei due era infetto con l'HIV, mentre l'altro no. I farmaci antiretrovirali, invece, sono stati somministrati a 349 di queste persone dopo che il loro sistema immunitario, monitorato attraverso il numero di cellule CD4, è sceso sotto una data soglia. Agli altri individui è stato dato un medicinale placebo.
I ricercatori hanno esaminato, ogni tre mesi, campioni di sangue prelevati dai partner non infetti, in modo tale da osservare se aveva contratto l'infezione o meno. L'intero processo è stato monitorato da un comitato etico, includendo anche un corso di formazione per il sesso sicuro, nonché visite periodiche di controllo sanitario.
Dopo 24 mesi, 103 dei partner non infetti all'inizio erano stati infettati dal virus del loro compagno/a, anche se solo 1 di queste 103 infezioni è stata causata da un individuo che assumeva gli antiretrovirali.
Tali risultati sono stati confermati dalle impronte digitali genetiche del virus, che erano in grado di evidenziare se l'infezione fosse stata trasmessa dal proprio partner o da qualcuno esterno al trial.
La terapia con antiretovirali, dunque, ha ridotto il rischio di infezione a circa il 92%, una diminuzione enorme che evidenzia il potenziale di questi farmaci come arma per prevenire l'HIV.
Lo studio, pubblicato su The Lancet, è stato condotto su 3381 coppie eterosessuali scelte in 7 paesi africani. Ogni coppia era sierodiscordante, ovvero uno dei due era infetto con l'HIV, mentre l'altro no. I farmaci antiretrovirali, invece, sono stati somministrati a 349 di queste persone dopo che il loro sistema immunitario, monitorato attraverso il numero di cellule CD4, è sceso sotto una data soglia. Agli altri individui è stato dato un medicinale placebo.
I ricercatori hanno esaminato, ogni tre mesi, campioni di sangue prelevati dai partner non infetti, in modo tale da osservare se aveva contratto l'infezione o meno. L'intero processo è stato monitorato da un comitato etico, includendo anche un corso di formazione per il sesso sicuro, nonché visite periodiche di controllo sanitario.
Dopo 24 mesi, 103 dei partner non infetti all'inizio erano stati infettati dal virus del loro compagno/a, anche se solo 1 di queste 103 infezioni è stata causata da un individuo che assumeva gli antiretrovirali.
Tali risultati sono stati confermati dalle impronte digitali genetiche del virus, che erano in grado di evidenziare se l'infezione fosse stata trasmessa dal proprio partner o da qualcuno esterno al trial.
La terapia con antiretovirali, dunque, ha ridotto il rischio di infezione a circa il 92%, una diminuzione enorme che evidenzia il potenziale di questi farmaci come arma per prevenire l'HIV.
Secondo i ricercatori, l'indicatore potrebbe essere il basso livello di CD4 e l'alto numero di cellule del virus nel sangue: i maggiori risultati si potrebbero avere nelle persone con un CD4 inferiore alle 200 cellule per microlitro.
Gli antiretrovirali probabilmente riducono la quantità di virus presente nel sangue e nei fluidi corporei, come lo sperma o il muco vaginale, diminuendo quindi l'esposizione alle persone non infette.
Bisogna, però, fare attenzione: anche se gli antriretrovirali riducono il rischio di contagiare gli altri, il pericolo non viene eliminato completamente, quindi il sesso sicuro resta essenziale(1).
Lo studio, Heterosexual HIV-1 transmission after initiation of antiretroviral therapy: a prospective cohort analysis, condotto da Deborah Donnell dell'Università di Washington a Seattle, si è concentrato solo sui rapporti eterosessuali, senza curarsi degli altri modi con cui il virus può essere trasmesso, come i rapporti anali, lo scambio di aghi, o da una madre al suo feto.
Gli antiretrovirali sono stati introdotti nei paesi ricchi intorno alla metà degli anni Novanta del XX secolo, ma ci sono voluti circa dieci anni per iniziare a distribuirli nei paesi poveri, quelli maggiormente colpiti dalla pandemia dell'AIDS.
Grazie a questi farmaci, l'AIDS, per molte persone, è passata da malattia mortale a cronica, comunque gestibile. Il cocktail di medicinali reprime il virus, senza però eliminarlo, presentando in molti casi degli effetti collaterali tossici.
Secondo l'OMS, circa 33,4 milioni di persone oggi convivono con l'HIV e di questi oltre 30 milioni vivono in paesi a basso e medio reddito. Inoltre 9,7 milioni di questi hanno bisogno degli antiretrovirali, ma solo 4 milioni di persone sono riuscite ad ottenere questi farmaci. Forse, ora che la loro importanza sembra accrescersi nelle terapie di contenimento, si inizierà a fare qualcosa di più rispetto a quel poco che è stato fatto fino ad ora.
Fonte: Blogosfere
Gli antiretrovirali probabilmente riducono la quantità di virus presente nel sangue e nei fluidi corporei, come lo sperma o il muco vaginale, diminuendo quindi l'esposizione alle persone non infette.
Bisogna, però, fare attenzione: anche se gli antriretrovirali riducono il rischio di contagiare gli altri, il pericolo non viene eliminato completamente, quindi il sesso sicuro resta essenziale(1).
Lo studio, Heterosexual HIV-1 transmission after initiation of antiretroviral therapy: a prospective cohort analysis, condotto da Deborah Donnell dell'Università di Washington a Seattle, si è concentrato solo sui rapporti eterosessuali, senza curarsi degli altri modi con cui il virus può essere trasmesso, come i rapporti anali, lo scambio di aghi, o da una madre al suo feto.
Gli antiretrovirali sono stati introdotti nei paesi ricchi intorno alla metà degli anni Novanta del XX secolo, ma ci sono voluti circa dieci anni per iniziare a distribuirli nei paesi poveri, quelli maggiormente colpiti dalla pandemia dell'AIDS.
Grazie a questi farmaci, l'AIDS, per molte persone, è passata da malattia mortale a cronica, comunque gestibile. Il cocktail di medicinali reprime il virus, senza però eliminarlo, presentando in molti casi degli effetti collaterali tossici.
Secondo l'OMS, circa 33,4 milioni di persone oggi convivono con l'HIV e di questi oltre 30 milioni vivono in paesi a basso e medio reddito. Inoltre 9,7 milioni di questi hanno bisogno degli antiretrovirali, ma solo 4 milioni di persone sono riuscite ad ottenere questi farmaci. Forse, ora che la loro importanza sembra accrescersi nelle terapie di contenimento, si inizierà a fare qualcosa di più rispetto a quel poco che è stato fatto fino ad ora.
Fonte: Blogosfere




