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Tipologie di test HIV

Il test HIV permette di stabilire la sieropositività di una persona ricercando gli anticorpi anti-HIV nel suo sangue: se sono presenti, l’individuo ha contratto l’infezione da HIV.

E’ sufficiente un normale prelievo di sangue per effettuare le analisi.

Comunemente il test viene eseguito secondo il metodo ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay, dosaggio immune adsorbito legato a un enzima) che misura la concentrazione nel plasma sanguigno di anticorpi diretti contro l’HIV. La sensibilità di questo test supera il 99,9% ed è quindi sicuro.

Prima che un risultato positivo di un test ELISA venga comunicato all’interessato, il dato viene confermato con un altro test con metodologia differente (Western Blot).

Un test ELISA positivo, confermato da un Western Blot positivo, esprime con certezza la presenza del virus HIV nel sangue di un individuo.

Per l’individuazione di contagio da madre sieropositiva a feto esistono test differenti.

A causa del periodo finestra, il test non dà un risultato attendibile entro i primi tre mesi dal contagio, e in alcuni casi sei mesi: è possibile un esito negativo nonostante la presenza effettiva del virus nell’organismo.

Si consiglia di effettuare il test dopo un mese dall’episodio a rischio di contagio e di ripeterlo dopo tre mesi. In caso di risultato negativo, è necessario ripetere ancora il test dopo ulteriori tre mesi in modo da coprire l’intero periodo di sei mesi dall’episodio a rischio.

Un esito negativo a distanza di sei mesi dal presunto contagio è considerato definitivo per quel dato episodio, in assenza di esposizione a ulteriori rischi. E’ necessario infatti considerare sempre l’ultima esposizione al rischio di contagio per calcolare i sei mesi.