È quanto ha messo in evidenza l'Istituto superiore di sanita' che stamattina ha presentato in un convegno in corso a Roma i risultati del progetto "Migrazioni e Salute" promosso e finanziato dal ministero della Salute coordinato dall'Istituto superiore di sanita'. Il progetto, avviato nel 2008, terminera' a luglio di quest'anno e ha visto impegnate l'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, l'universita' Sapienza, Labos e l'area sanitaria della Caritas romana, coinvolgendo anche gli assessorati alla salute e alle politiche sociali di regioni e province.
Per quanto riguarda invece le malattie sessualmente trasmissibili, lo studio ha messo in evidenza come dal 1990 al 2008 ci sono state circa 18 mila segnalazioni di caso a carico di persone non italiane. "La popolazione annua - spiega lo studio - tra gli stranieri per lo piu' europei e africani, e' passata dal 10% nel periodo fino al 1994 al 35% del 2008, dato interpretabile alla luce del forte incremento demografico registrato nel medesimo periodo a carico della popolazione immigrata presente in Italia". Dallo studio emerge come l'immigrato con malattie sessualmente trasmissibili sono prevalentemente eterosessuali, con bassa scolarita', poco propensi all'uso di droghe (sono l'1,2%) e che in un caso su cinque hanno avuto una malattia del genere gia' in passato.
In particolare, piu' che negli italiani viene diagnosticata la gonorrea (9,3% rispetto al 4,1%), la sifilide latente (15,6% contro il 6.9%), infezione da clamidia (8,1% contro il 5,7%). L'infezione ha Hiv, invece risulta minore rispetto agli italiani, (5,3% contro l'8,8%). A giocare un ruolo rilevante nella salute dei migranti la relazione tra stress e aspetto immunitario. "Da una prima analisi - spiega lo studio - emerge come una quota consistente di persone con immunodeficienza non correlabile ad infezione da Hiv sfugge alla diagnosi o vi giunge con consistente ritardo, sviluppando patologie che potrebbero essere prevenute con una diagnosi precoce".
Fonte: Dire



