In precedenza, l'idea che la povertà fosse una delle cause dell'epidemia di Hiv era sostenuta dalla Banca Mondiale e da Unaids, così come da autorità meno affidabili quali l'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, che dichiarò alla Conferenza Internazionale sull'Aids a Durban nel 2000 che la malattia si accompagnava a “povertà, sofferenza, svantaggio sociale e diseguaglianza”.
Una ricerca più recente suggerisce che la realtà è molto più complessa. Ad esempio, il Botswana ed il Sudafrica, considerate due delle nazioni più ricche del continente, posseggono un tasso di infezioni da Hiv fra i più alti dell'Africa. Secondo Justin Parkhurst della Scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra tuttavia, l'idea che la povertà alimenti la diffusione dell'Hiv è “ancora dominante”.
Parkhurst ha analizzato e comparato i dati sull'Hiv e la ricchezza di rilevamenti demografici e sulla salute in 12 nazioni con epidemie generalizzate dell'Africa sub-Sahariana (tassi di diffusione nazionale più alti dell'1%); i suoi risultati sono pubblicati nel numero di luglio del Bollettino del'Organizzazione Mondiale per la Sanità. Parkhurst ha osservato che nelle nazioni con reddito più basso la diffusione dell'Hiv tendeva ad aumentare con la ricchezza – in Uganda e Costa D'Avorio ad esempio, le donne nel più alto scaglione di reddito presentavano la più alta diffusione di Hiv. In nazioni con un prodotto interno lordo pro capite di più di 2 mila dollari statunitensi, la correlazione fra ricchezza e diffusione era meno chiara.
Parkhurst ha anche scoperto che la relazione fra ricchezza e Hiv cambiava nel corso del tempo. Un'indagine è stata condotta in Tanzania nel 2003 ed un'altra nel 2008; nei cinque anni intermedi, la diffusione di Hiv è diminuita fra le donne nello scaglione di reddito più alto ed è aumentata fra quelle nei gruppi a basso reddito. Fra gli uomini, la diffusione è rimasta la stessa nei gruppi più poveri ma è diminuita in tutti gli altri gruppi, con la diminuzione più grande nei gruppi con più alto reddito. “L'Hiv si diffonde attraverso i comportamenti sessuali, che sono comportamenti sociali che cambiano nel corso del tempo e dipendono da influenze esterne,” ha affermato Parkhurst. Ha paragonato il modo in cui l'Hiv colpiva i differenti gruppi sociali al modo in cui l'uso del tabacco è l'obesità un tempo colpivano soprattutto i ricchi, ma sono ora fra i maggiori problemi dei poveri. Le persone più ricche spesso difficilmente venivano colpite presto durante una epidemia di Hiv, probabilmente a causa delle loro più ampie reti sociali e sessuali. “Nel tempo, i ricchi tendono ad essere più educati [sui rischi dell'Hiv] e più propensi a considerare la loro salute futura,” ha detto Parkhurst.
Queste tendenze tuttavia non sono affatto universali e l'andamento della diffusione differisce per donne e uomini. In Swaziland ad esempio, che ha la più alta diffusione di Hiv fra tutte le nazioni, Parkhurst ha rilevato che c'erano poche prove di una correlazione fra la ricchezza del nucleo familiare e la diffusione individuale. I risultati di Parkhurst comportano implicazioni per le campagne di prevenzione “universali” che non tengono in considerazione i modi complessi e mutevoli con cui ricchezza, livello di educazione e genere possono influenzare i comportamenti a rischio. “Dobbiamo educare la gente [riguardo all'Hiv] in maniera rilevante al contesto,” ha detto. “Si tratta di permettere agli attori locali di capire cosa succede per lavorare al meglio. Se cerchiamo di trovare una soluzione da Londra... è improbabile che possa funzionare”.
Parkhurst ha affermato che iniziative di prevenzione dell'Hiv “dal basso” che mirino a colpire specifici stili di vita e comportamenti a rischio di una comunità hanno più probabilità di funzionare. Questo approccio si sta già diffondendo, con Unaids che esorta i vari paesi a “conoscere l'epidemia” e progettare programmi di prevenzione ad hoc. “I professionisti della salute sanno che devono diagnosticare un problema prima che possano curarlo,” ha detto. “Credo che la comunità internazionale stia cominciando a riconoscere l'importanza di affrontare i fattori che sono cause strutturali dell'Hiv, non solo in maniera ampia, ma guardando alle specificità delle singole comunità”.
Fonte: affaritaliani.it
Africa, quando essere ricchi non protegge dall' hiv
15/07/2010
Una nuova ricerca ha indagato la diffusa convinzione che il livello di reddito influisca sulla diffusione dell'Hiv, scoprendo che né la ricchezza né la povertà sono indicatori affidabili in relazione alla diffusione dell'Hiv in Africa.



