Papillomavirus pericoloso anche per lui

01/01/1970

Roma, 8 apr. (Adnkronos Salute) - Papillomavirus umano (Hpv), un nemico non solo delle donne: oltre che del cancro al collo dell'utero, è infatti causa di forme tumorali che interessano altri organi dell’area genitale, anche maschile. "Quello che oggi possiamo affermare - spiega Carlo Liverani, ginecologo oncologo alla Clinica Mangiagalli di Milano, in una nota diffusa in occasione della quarta edizione del Congresso europeo di Virologia, in corso in questi giorni a Cernobbio - è che l'Hpv è responsabile di quasi tutti i carcinomi dell’ano e di quasi la metà di quelli del pene, di alcuni tumori di testa e collo, oltre alla quasi totalità delle condilomatosi floride anogenitali, malattie benigne, ma gravate da notevole morbilità, ansia e costi economici molto elevati. Negli studi clinici i ragazzi dai 10 ai 15 anni hanno dimostrato una risposta immunitaria al vaccino Hpv simile a quella delle ragazze, supportando così l’efficacia del vaccino nei maschi".

"Per limitare drasticamente la circolazione di questo virus - prosegue l'esperto - il fine da portare avanti è una strategia vaccinale che non si rivolga solo alle donne, ma che interessi anche gli uomini. Lo scopo della vaccinazione profilattica anti-Hpv dovrebbe essere quello di ridurre l’incidenza di tutte le patologie genitali Hpv-correlate, compresi i tumori e le lesioni pre-neoplastiche di cervice, vagina, vulva, ano e pene. Inoltre, per le pazienti che ricevono il vaccino quadrivalente, ci si attende una riduzione dell’incidenza dei condilomi genitali".

Un esempio pratico arriva dall’Austria dove, già da tempo, viene raccomandata anche la vaccinazione dei ragazzi all’interno del programma di prevenzione anti-Hpv. "La vaccinazione nei ragazzi - spiega Elmar Joura, professore associato presso la Divisione di Ginecologia e Ostetricia dell’università di Vienna - può effettivamente ridurre il tasso di condilomatosi negli uomini e probabilmente in futuro ridurrà anche il tasso di altri tumori Hpv-correlati nel tratto genitale e orofaringeo. Vaccinare entrambi i sessi interromperà la trasmissione del virus con più efficacia e potrà aumentare l’adesione ai programmi vaccinali".

Al congresso sono intervenuti i massimi esperti internazionali e nazionali di Hpv e prevenzione del tumore della cervice uterina e delle altre patologie correlate. A più di tre anni dall’introduzione della vaccinazione contro il Papillomavirus, è stato fatto un bilancio della situazione.

"Due anni fa - commenta Giorgio Palù, presidente della Società italiana di virologia - abbiamo pubblicato le linee guida per la prevenzione delle neoplasie della cervice uterina. Ora stiamo lavorando a un loro aggiornamento con l’obiettivo di allargare le prospettive di ricerca, diagnostica e prevenzione primaria e secondaria. Sappiamo che l’Hpv è responsabile di molte patologie, non solo tumorali e non solo femminili. Sappiamo, inoltre, che grazie alla vaccinazione possiamo prevenire efficacemente un ampio numero di queste malattie".

Ma quali sono le nuove frontiere della vaccinazione anti-Hpv? "I dati sul vaccino quadrivalente - aggiunge Joura - hanno già dimostrato l’efficacia nelle giovani ragazze che non hanno mai incontrato il virus, ma ormai appare chiaro anche quali siano i benefici per le donne fino a 45 anni; pazienti che, avendo avuto un’infezione da Hpv risolta però dal proprio sistema immunitario, sono protette totalmente dai tipi di Hpv più importanti".

Quando si parla di vaccinazione, tra le questioni aperte c’è quella della durata nel tempo e la 'misurabilità' dell’efficacia. "Benché per molti vaccini la produzione di anticorpi sia usata per stabilire un correlato di protezione - dice Margaret Stanley, direttore del Dipartimento di Patologia all’università di Cambridge - per la vaccinazione anti-Hpv questo assunto non vale. Non si può misurare la protezione dall’infezione da Hpv o la prevenzione delle malattie ad esso correlate attraverso la misurazione degli anticorpi indotta dal vaccino. L’unico indicatore valido per misurare la protezione a lungo termine è e resta la capacità di prevenire realmente le malattie attraverso un monitoraggio della popolazione vaccinata con una strategia di sanità pubblica".

"A dimostrazione di questo - aggiunge la Stanley - ci sono già dei dati. L’evidenza arriva dall’Australia dove dopo un anno di utilizzo del vaccino quadrivalente si è osservato un drastico calo dei casi di condilomatosi genitale in donne con meno di 28 anni". I condilomi genitali sono una tra le malattie sessualmente trasmesse più comuni, in particolare tra i giovani, causata principalmente dai tipi di Hpv 6 e 11. Solitamente i sintomi di questa malattia si manifestano a distanza di pochi mesi (3-6) dall’incontro con il virus.

I risultati provenienti dallo studio australiano rappresentano il primo segno tangibile della capacità che questo vaccino ha nell’apportare benefici concreti sulla salute. "Essere in grado di diminuire i casi di condilomi genitali dopo l’immunizzazione con un vaccino contenente i tipi di Hpv 6 e 11 - conclude l'esperta - è il primo e miglior indicatore della protezione a lungo termine".