L'amore non ti protegge

Intraprendere una gravidanza per la madre sieropositiva

Poiché lo svolgimento del test HIV nella popolazione sessualmente attiva è ancora limitato rispetto al necessario, non è infrequente la scoperta della condizione di sieropositività durante i test medici raccomandati durante le fasi iniziali della gravidanza. In questi casi, la madre deve sottoporsi immediatamente a una visita medica per valutare la propria condizione e decidere sull'opportunità di una gravidanza.

I progressi medici e le misure di prevenzione hanno abbassato notevolmente rischio di trasmissione del virus HIV al neonato (meno dell'1% dei casi), favorendo così la possibilità di gravidanza nelle donne sieropositive. Tuttavia non è possibile né scongiurare né prevedere con certezza il rischio di trasmissione del virus al nascituro.

Ci sono molti fattori che giocano nella possibilità di infezione del feto:
  • sintomatologia della malattia: la madre sieropositiva asintomatica ha minori probabilità di trasmettere il virus al figlio;
  • virulenza del virus: l’alta capacità di replicazione del virus riscontrato nella madre aumenta le probabilità di trasmissione;
  • carica virale: più esemplari del virus sono presenti nel sangue materno e più il feto è a rischio;
  • stato clinico della madre: se il sistema immunitario della madre presenta un numero sufficiente di anticorpi (più di 500 CD4 per millimetro cubo di sangue) il feto ha minori rischi di contagio;
  • eventuali complicazioni della gravidanza: la madre potrebbe esser costretta a interrompere la terapia antiretrovirale per non compromettere il suo stato di salute, a scapito però di quello del feto;
  • eventuali parti prematuri o i neonati sottopeso: l’immaturo sistema immunitario di questi neonati aumenta le loro possibilità di contagio.
Non è quindi possibile dare una risposta sicura alla donna sieropositiva che vuol intraprendere una gravidanza o alla madre sieropositiva che si domanda se proseguire o interrompere la gravidanza in corso. Ogni singolo caso deve essere valutato dal personale medico. E’ anche importante sottolineare che un certo grado di incertezza e impossibilità di previsione è ineliminabile allo stato attuale delle conoscenze mediche.

Ugualmente, va tenuto presente che alcuni farmaci antiretrovirali introdotti sul mercato negli anni passati presentano controindicazioni per l’uso in gravidanza, legate a rischio di interruzione spontanea, malformazioni e difetti congeniti, o potenziale tossicità per il neonato. Non esiste una casistica affidabile invece per i farmaci di recente introduzione, alcuni dei quali basati su nuovi meccanismi d’azione, anche se finora la presenza di danni al feto rilevata dalle prime casistiche è estremamente ridotta.

Nel caso in cui la donna sieropositiva decida di intraprendere o di non interrompere una gravidanza, dovrà sottoporsi a una visita specialistica presso un infettivologo oltre ai consueti controlli medici che si raccomandano alle donne incinte.

In Italia, l’assistenza sanitaria in gravidanza prevede una serie di controlli periodici gratuiti (esami, test o visite) per la tutela della salute della madre e del nascituro, secondo i regolamenti adottati in materia dalle varie Regioni.